
Lo studio guidato da Alessandro Rotta Loria – i cui risultati sono stati pubblicati su Advanced Sustainable Systems – ha messo a punto un processo che applica una bassa corrente elettrica nell'acqua di mare e così scinde le molecole, liberando idrogeno e ioni idrossido. Iniettando contemporaneamente CO2, aumenta la concentrazione di ioni bicarbonato: questi reagiscono con calcio e magnesio naturalmente presenti nell'acqua marina, generando minerali solidi come carbonato di calcio e idrossido di magnesio. Il meccanismo richiama quello con cui coralli e molluschi formano il guscio, ma è indotto dall’energia elettrica. Controllando voltaggio, corrente e tempi di iniezione, i ricercatori possono regolare composizione, forma e porosità del materiale, ottenendo sostanze più o meno dense e adattabili a usi diversi.
Le applicazioni riguardano direttamente il mercato delle costruzioni: il materiale può sostituire sabbia e ghiaia come base per il calcestruzzo, senza indebolirne la resistenza, oppure servire alla produzione di cemento, intonaci e vernici. Può inoltre trattenere oltre metà del proprio peso in CO2.
Considerando che la sola industria del cemento genera l'8% delle emissioni globali di CO2, qualcuno suggerisce l’installazione di reattori lungo le coste per reintrodurre l'anidride carbonica nei materiali da costruzione in un'ottica di circolarità.